Sovraindebitamento: rischio suicidio

Sovraindebitamento: rischio suicidio

Che il Sovraindebitamento sia a rischio suicidio è sotto agli occhi di tutti. Può infatti capitare a chiunque che varie circostanze conducano all’accumularsi di crescenti debiti. Fornitori da pagare, mentre il fatturato cala, crisi nel proprio settore, calamità o malattie con relative spese rischiano di piegare un’attività ben avviata. O ancora, per negligenza o carenza di informazione, si può contrarre anche inconsapevolmente un debito col Fisco o con gli enti locali. Tasse arretrate, debiti in crescita, clienti che non arrivano possono, in definitiva, condurre a situazioni di sovraindebitamento.

Sovraindebitamento: rischio suicidio

Talvolta l’epilogo è drammatico come negli anni hanno dimostrato numerosi casi di suicidi. Altre volte viene sventato in tempo. Ma, soprattutto, è possibile non solo prevenire un suicidio, ma anche agevolare il debitore nel pagare quanto dovuto. In fondo, questo avviene nel suo interesse ma anche in quello dei creditori.

La legge 3/2012 permette di valutare e concordare un apposito piano di esdebitazione. A garanzia del creditore che ha comunque certezza dei tempi e modi di risanamento. E a garanzia del debitore, che può superare questa situazione in tempi e modi compatibili con la sua condizione concreta. Oltre, ovviamente, per la maggior serenità della famiglia di quest’ultimo che inevitabilmente risente della situazione venutasi a creare.

Tragedia sfiorata

Fortunatamente, anche quando posti in essere, i tentativi di suicidio possono essere sventati. Lo testimonia il caso del professionista agrigentino che, sfinito dai debiti, è stato fermato giusto in tempo dai carabinieri. L’uomo, un quarantenne che non vedeva più via d’uscita, ha chiamato disperatamente il numero unico di emergenza. Al telefono ha dichiarato di volersi togliere la vita, ma l’operatore è riuscito a tenerlo in linea il tempo necessario perché indicasse il luogo. Giunti sul posto i carabinieri lo hanno trovato già chiuso nella sua auto col tubo di scarico collegato all’interno dell’abitacolo.

L’intervento delle forze dell’ordine e l’immediato arrivo dell’ambulanza hanno quindi scongiurato questa morte annunciata.
Nessuno trae vantaggio dalla morte del debitore: né lui, né (naturalmente) i suoi familiari, né tanto meno i creditori. Semmai, è nell’interesse di ognuno attivare le procedure per concordare l’estinzione del debito, valutando oggettivamente le possibilità degli uni e le necessità degli altri. Lo stesso debitore, in tal modo, invece di “sfuggire” ai creditori (accumulando ulteriori debiti o sanzioni) è incentivato a ricorrere alle procedure di esdebitazione.

Debiti VIP

È un caso che riguarda una celebrità, ma applicabile a chiunque, quello dell’ex miss Italia Cristina Chiabotto. Nel 2014, infatti, la Guardia di Finanza di Torino ha «accertato un comportamento elusivo (non fraudolento)» a carico della showgirl. Non fraudolento poiché ha accumulato debiti col Fisco a seguito di consigli non affidabili. Lei stessa ha voluto ricorrere alla legge 3/2012, concordando un piano di esdebitazione dei ben 2,5 milioni di euro dovuti.

Fonte: Corriere.it